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Cannes: declino del tappeto rosso?

C’era una volta la notte degli Oscar e c’era il tappeto rosso, vetrina planetaria di pubblicità, eleganza, glamour e visibilità.

Star e starlette facevano di tutto per esibire le loro toilette stratosferiche assolutamente di rigore per una delle occasioni più ambite da stilisti, grandi griffe della moda, e della gioielleria, e pr famelici e assatanati nell’aggiudicarsi l’attrice, la regista, la modella o il personaggio più famoso da vestire, calzare e ingioiellare.

Perché un gioiello, un outfit, una scarpa, una pochette “fotografata” e pubblicata dai giornali di tutto il mondo su una “celebrity” vale molto: significa pubblicità gratuita, maggiore possibilità di vendita, visibilità internazionale e, per il pr, una medaglia al merito da appuntarsi sul petto e di cui vantarsi tutto l’anno.

Chi, come me, ha raccontato il clima di un festival famoso come Venezia o Cannes, sa che si tratta di una lotta all’ultimo sangue tra i diversi pr con le stanze degli alberghi più prestigiosi pieni di stand carichi di abiti da sera, accessori preziosi e sarte indaffarate che continuano a provare, stringere, allargare e modificare i vestiti secondo il fisico delle varie prime donne ben felici di sentirsi finalmente corteggiate e contese.

Insomma, un mercato delle vacche poco noto ai più ma che dura da sempre… peccato che l’ultima edizione di Cannes, tranne poche eccezioni, sia stato il festival degli sconosciuti e della mancanza di eleganza, quella vera!

Il solito rito con una processione di attrici, stelle e personaggi di ogni ordine e grado, presenzialisti, prezzemolini, curiosi, fan, aristocratici, signori del bel mondo, ricconi e cafoni. Un mix&match aperto a chiunque avesse qualcosa da esibire e, soprattutto, un portafoglio pieno di soldi da spendere per aggiudicarsi l’invito ad uno dei party esclusivi organizzati a bordo degli yatch o negli alberghi più lussuosi.

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