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La moda e il potere

La moda come tutti i settori non è soltanto creatività, lavoro, sogno, competenza, qualità, capacità manuale e artigianale e tutto quello che rende unico il prodotto italiano.

Luci ma, purtroppo ci sono anche ombre insidiose che non consentono di emergere e avere successo a chi non ha santi in paradiso.

La ragione è semplice: se non hai un cognome altisonante, una ragnatela di rapporti con il potere, le istituzioni, il mondo dell’imprenditoria, dell’informazione, dello spettacolo, del jet-set e dell’intellighenzia, sono poche le porte che si apriranno. Ovviamente, come dice la canzone, uno su mille ce la fa e questo vale per i designer, come per i fotografi, le modelle, i pr, gli stylist e quasi tutte le figure che ruotano intorno al mondo del fashion.

Guai a illudersi: la strada è tutta in salita e, a qualsiasi creativo, non bastano solo le idee… ci vuole soprattutto chi è pronto a scommettere sul tuo talento, chi ti finanzia e chi decide di produrti, commercializzarti e distribuirti ma, soprattutto, chi ti apre le strade dell’internazionalizzazione.

Difficilissimo che un designer vada oltre un certo limite se non fa gli incontri giusti e, oggi, in tempi di crisi bisogna trovare sbocchi sui mercati con elevata capacità di spesa.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare e che ha assunto un’importanza sempre più rilevante: la visibilità sui social che stanno surclassando gli organi tradizionali dell’informazione. Persino la tv è sempre più legata ai social, non c’è trasmissione o talkshow che non abbia creato profili per interagire con il pubblico e conquistare i giovani. Anche gli ospiti che vengono invitati sono valutati in base al numero di follower.

Le nuove figure della moda, gli influencer che, in molti casi, hanno il solo merito di aver trovato la strategia più azzeccata, guadagnano esclusivamente per promuovere un abito o un accessorio, presenziare ad una sfilata o prestarsi per una campagna pubblicitaria.

Unico il caso di Chiara Ferragni, che per prima ha cavalcato la tendenza, compreso l’importanza di trasformarsi in un personaggio internazionale e in imprenditrice digitale creando un vero e proprio impero economico. Decisamente mediatico anche il matrimonio con il rapper Fedez e la nascita di Leone, diventato il rampollo più social del globo.

Con Chiara si è sviluppato anche un altro fenomeno: quello di “parentopoli” e se la Ferragni, insieme alla madre e alle sorelle, è stata scelta come protagonista della campagna pubblicitaria di Fendi, anche le Kardashian e altre si sono aggiunte alla lista.

Fra le nuove figure del fashion system i web manager e le agenzie che, come un tempo lanciavano modelle, oggi hanno il compito di proporre ai brand le influencer di successo.

Quel che conta sono i like e l’engagement mentre la qualità è diventata un optional.

Su “7 del Corriere della Sera” Anna Wintour, da 31 anni direttora di Vogue America, dichiara che “la qualità paga così come la verità. Più gira materia scadente e fake news, più qualità e verità diventano potenti.”

Parole da condividere ma che lasciano alquanto perplessi se si considera che, ad affermarle, è la donna più influente del fashion system che su questi meccanismi ha costruito un immenso potere. Non a caso sua figlia Bee Shaffer ha sposato Francesco Carrozzini, unico figlio di Franca Sozzani, signora potentissima della moda italiana e direttora di Vogue Italia fino alla sua morte nel 2016.

Conclusione? Forse anche questo mondo elitario per definizione, ha capito che, per non farsi travolgere dallo tsunami del cambiamento, è arrivato il tempo di riscoprire qualità e valori autentici.

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