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Quanto vale la moda italiana?

Premesso che l’importanza della moda italiana continua ad essere estremamente rilevante, non c’è dubbio che anche questo settore sia stato investito da un vero e proprio tsunami.

Primo fra tutti il dato più importante e cioè che i più grandi gioielli di famiglia siano passati nelle mani dei due più importanti gruppi del lusso francese LVMH e Kering (e parlo di Fendi, Bulgari, Loro Piana, Pucci, Berluti- Brioni, Pomellato, Bottega Veneta, Gucci, Dodo) e che anche Valentino sia stato acquisito dagli emirati del Qatar.

Fortunatamente anche i nostri cugini d’oltralpe hanno dimostrato di apprezzarci puntando sui nostri designer, manager, maestranze e artigiani e che la maggior parte dei prodotti vengono realizzati in Italia.

Il passaggio di mano, però, resta ed è un chiaro segnale della nostra incapacità di fare sistema, e di creare un grande polo del lusso italiano coagulando il meglio della nostra catena produttiva.

Anche l’avvento delle catene low-cost, che non siamo stati capaci di contrastare con una risposta italiana altrettanto forte e strutturata è una delle cause della crisi del sistema.

E non c’è dubbio che anche il fattore prezzo, assolutamente proibitivo e non sempre corrispondente ad un’altrettanta elevata qualità dell’offerta, abbia inciso sulla disaffezione dei consumatori.

Oggi però, siamo di fronte ad una nuova sfida lanciata con forza dilagante dalla sedicenne Greta Thumberg che è riuscita, straordinariamente, a risvegliare soprattutto le coscienze dei giovani, costringendo gli adulti ad occuparsi del tema della salvaguardia del pianeta non più soltanto a parole.

E, da questo punto di vista, la moda può fare molto. Non a caso il tema della sostenibilità sta diventando sempre più pressante e l’imprenditoria sembra prendere in esame la necessità di muoversi seriamente per risolvere problemi come riciclo, minore consumo d’acqua, inquinamento, riduzione del consumo di plastica e materiali nocivi all’ambiente e alla salute, sostenibilità.

E, a proposito di tsunami che ha investito il mondo della moda, c’è un dato di fatto che sta emergendo con forza: i consumatori, più che prodotti, vogliono comprare valori e conoscere la filiera di ciò che acquistano. Anche la tracciabilità è diventata essenziale e le aziende cominciano e capire l’importanza di uno storytelling autentico e credibile che racconti la storia che c’è dietro il prodotto.

Anche la pubblicità si sta adeguando a questi nuovi bisogni, inondandoci di spot che vendono prodotti legati a brand impegnati a sostenere cause sociali, ambientali o etiche. Secondo i dati 7 persone su 10 sono più propense ad acquistare un prodotto se l’azienda che lo commercializza supporta cause ambientali o promuove un’iniziativa sociale.

Insomma la solidarietà vende più dell’egoismo e abbracciare una buona causa serve a sostenere il marketing.