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Perché la TV ha complessi di inferiorità verso gli influencer?

Perché la tv sembra quasi soffrire di un complesso di inferiorità rispetto alle star dei social annunciate dai conduttori di talk show e programmi delle reti pubbliche e private come fossero star di Hollywood?

Non conta tanto la qualità dell’ospite invitato, quanto il numero dei follower sottolineato da un rullar di tamburi come fosse la vittoria di una grande battaglia: il virtuale vince sul reale e a decretare il successo di questo o quello è il numero like.

Un numero che è diventato anche il metro di misura per stabilire il compenso che sarà pagato dal mercato per aggiudicarsi la presenza a un evento o la prestazione professionale dell’influencer. Non è un caso che, come in passato per le top model, oggi nascano agenzie specializzate nella ricerca dell’influencer, scelta da molte ragazzine di bell’aspetto come la nuova professione del futuro.

Ma gli influencer fanno davvero vendere? Evidentemente sì, se sono diventate le testimonial di quasi tutte le griffe della moda, dei gioielli e della bellezza che le utilizzano persino come protagoniste delle campagne pubblicitarie.

E se le top model sono state il fenomeno degli anni 90, oggi, grazie all’avanzata del web e soprattutto di instagram sono loro le protagoniste indiscusse e nessuno può dire quanto durerà o scandalizzarsi se alcune di loro, decisamente più furbe e lungimiranti e forti dei loro 16 milioni di follower, sono diventate ricchissime imprenditrice digitali.

Così va il mondo e la democrazia allargata del web che ha dato a chiunque la possibilità di mettersi in mostra utilizzando il proprio narcisismo o la voglia di far sentire la sua voce, ha avuto una possibilità.

Come diceva Umberto Eco si è data la parola a milioni di imbecilli? Forse, ma la sfida è aperta e non c’è dubbio che restarne fuori è comunque un errore. A lungo termini, sono convinta, che la battaglia si giocherà sui contenuti e sull’efficacia del messaggio e dell’obiettivo.