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Omaggio a Gianfranco Ferrè

Per tutti è, è stato e resterà sempre l’architetto della moda, forse l’unico designer capace di rendere poetico il rigore della geometria. 

Laureato al politecnico di Milano, Ferrè, ha sempre avuto, nel suo lavoro, soprattutto un obiettivo: dare forma alle emozioni attraverso una magnificenza che rendeva le sue collezioni spettacoli straordinari. 

Ci hanno provato in molti, ma nessuno è riuscito a coniugare la camicia bianca, uno degli elementi base del guardaroba femminile, in così tante inusitate varianti. 

Colto, ironico, rigoroso, viaggiatore instancabile, il designer è sempre stato considerato un uomo difficile e non solo, per il suo aspetto imponente che incuteva soggezione, ma anche per la battuta fulminea e le sue risposte taglienti al mal capitato giornalista, che osava fargli una domanda, per lui, troppo poco interessante. 

Assistere alle sue sfilate, per me, è sempre stata un’emozione perché sapevo che ogni volta sarebbe riuscito a sorprendermi con una nuova invenzione, ma il nostro rapporto si era trasformato in amicizia durante un viaggio a Shanghai nel 2001, dove era stato invitato a tenere una lezione di moda all’università e dove mise in scena una delle sue straordinarie sfilate. 

E’, durante quel viaggio, che ho scoperto la sua curiosità quasi infantile e la sua generosità…. 

Di quel viaggio conservo gelosamente un bellissimo ricordo oltre che due oggetti portafortuna che mi consigliò di acquistare in un mercatino: due statuine centro tavola mentre lui si accaparrò, come un prezioso trofeo, una giacca dell’epoca maoista. 

Oltre a quel ricordo, ne ho un altro che mi ha mandato Rita Airaghi, sua preziosissima collaboratrice e, oggi direttrice della fondazione intitolata a suo nome. E’ un servizio del Tg2 del .. vedere data! 

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