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Punto interrogativo

 

Cosa ha spinto un giornale come L’Espresso a mettere in copertina un punto interrogativo per simboleggiare l’incertezza che avvolge il futuro di una sinistra alla ricerca di nuovi assetti e, soprattutto, di una nuova “identità”?

E perché la Vuitton, storica maison francese, forse per giustificare i prezzi non proprio a buon mercato, ha scelto il buco di una serratura per far intravedere ai consumatori quale e quanto lavoro artigianale ci sia in prodotti che dovrebbero essere espressione di massimo lusso?

La verità è che, in un mondo privo di qualsiasi certezza, è alquanto rischioso porsi come depositari di verità inconfutabili. 

Viviamo un tempo confuso e magmatico dove vale tutto e il contrario di tutto. Niente regole, niente certezze. Dalla politica al lavoro alla moda si vive alla giornata, pronti a cambiare casacca e opinione...

Quello che si dichiara oggi può essere smentito domani senza alcun ritegno. La coerenza non è più necessaria, le regole della democrazia sono state sostituite da quelle della rete e in questa babele di linguaggi dominata dall’anarchia, vince chi la spara più grossa.

Quel che conta, in questa fase di perenne campagna elettorale che ha investito tutti i settori, è l’esercito di follower pronti a credere alla trovata più glamour e spiritosa. Anche guardare la “verità”, illudendosi che sia reale, può contribuire ad alimentare il sogno di far parte di un élite privilegiata.

Resta solo una grande incognita: passata la sbronza, cosa resterà dietro questo gigantesco punto interrogativo?

 

Mariella Milani

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